La bicicletta ...

"La bicicletta richiede poco spazio. Se ne possono parcheggiare diciotto al posto di un auto, se ne possono spostare trenta nello spazio divorato da un unica vettura. Per portare quarantamila persone al di là di un ponte in un ora, ci vogliono dodici corsie se si ricorre alle automobili e solo due se le quarantamila persone vanno pedalando in bicicletta"
Ivan Illich "elogio della bicicletta"

giovedì 19 aprile 2012

Risposta all'editoriale di FACCI su LIBERO

Rispondo all'editoriale di Filippo Facci apparso ieri su Libero.it che riporto in calce:

Ieri deve essersi svegliato davvero male Mr Facci. Pedalare non è un ideologia, non è un modo di essere e di pensare, e soltanto una scelta che ogni cittadino ha il diritto di fare in sicurezza. Che poi questa scelta comporti evidenti vantaggi personali e collettivi non deve fare indispettire chi, come lei, sente la necessità di contrapporre il partito degli automobilisti che non vogliono andare piano ai ciclisti e ai pedoni che vorrebbero vivere in una città più, bella pulita e sicura. Credo sia un dovere di tutti cercare di lasciare ai propri figli un posto migliore di quello che hanno trovato.
Luca difonzo, la triglia in bicicletta., FIAB Livorno
articolo di Filippo Facci su libero.it del 18 aprile 2012
Io i ciclisti li odio, perlomeno quelli che ostentano l’ideologia del ciclista e non si limitano a usare la bicicletta come ogni tanto faccio io: parlo di quelli che ostentano  il loro status da superiori/inferiori e ondeggiano pericolosamente come a dire che l’errore sono gli altri. E invece no, sono loro, loro che rompono l’anima a tutti e ora pretendono – lo pretende qualche associazione bohemienne – che a Milano tutti i mezzi motorizzati vadano al massimo a 30 all’ora, come no: poi magari abbattiamo anche i palazzi e distribuiamo dei retini per le farfalle. Milano è una metropoli che non è fatta per le biciclette, punto: non è l’Olanda, è inutile vagheggiare riconversioni improbabili laddove mancano i marciapiedi e i parcheggi. Le abbiamo viste le piste ciclabili della Moratti: un pericolo pubblico, ciò che fa della bicicletta non una soluzione ma, spesso, un’insidia per chi la conduce e per i mezzi che devono conviverci. A un figlio comprerei più volentieri un motorino col casco obbligatorio anziché certe biciclette che caracollano tra pavè e rotaie, tra incroci e precedenze: mettono ansia solo a guardarle. Oppure andrei a vivere fuori città, unica scelta coerente prima di diventare un vecchio rincoglionito che passa le giornate ai parchi pubblici a bastonare gli uccellini. In bicicletta, ovviamente.
di Filippo Facci 

2 commenti:

  1. Io invece concordo con Filippo Facci al 100% perchè di ciclisti come la mia amica Francesca ce ne sono davvero pochi rispettosi dei pedoni e anche, perchè no, degli automobilisti ce ne sono davvero pochi. Contro di quelli non ho assolutamente niente ma per gli altri provo fastidio puro. Non esiste che solo per il fatto di essere ciclista ci si ritenga autorizzati a violare le più elementari norme del codice della strada e anche dell'educazione. Parlando di Milano, è all'ordine del giorno incrociare ciclisti che vanno contromano anche in vie molto strette e in prossimità di curve cieche, senza luci, sui marciapiedi oppure, ancora peggio, che passano col rosso pieno arroganti e fiduciosi nel fatto che l'automobilista di turno tanto frenerà.
    Ci sono automobilisti indisciplinati e pericolosi, ma è altrettanto vero che ci sono anche moltissimi ciclisti anarchici, maleducati ed indisponenti.
    Sono convinta che la filosofia che dovrebbe muovere (in senso lato, ma anche in senso fisico) ognuno di noi dovrebbe essere quella del cercare di comportarsi in modo corretto cercando di procurare il MINOR fastidio possibile agli altri (la libertà di ognuno di noi, termine dove inizia quella degli altri!).
    La verità è che se i ciclisti fossero più disciplinati e rispettosi del codice della strade ci sarebbero molte meno vittime sulle nostre strade.

    RispondiElimina
  2. patetico, a leggere certe cose (come chi ha appena commentato) è l'unica parola che mi viene in mente. Ma di che stiamo parlando? Del codice della strada vecchio di non so quanto? Fatto per la tipica mentalità italica che concepisce solo le auto anche per fare 100 metri? Ma lo sapete che a Parigi (e non cito Olanda e Danimarca, sfonderei una porta aperta) le bici vanno già contromano praticametne ovunque? Con tanto di cartelli, grazie al LORO codice della strada ben più avanzato del nostro? E sapete chi è Anne Hidalgo? No? Eì la nuova sindachessa di Parigi, che sta per creare TUTTA LA CITTA' zona 30. Capito? Quasi tutta la città! Era nel programma elettorale e l'hanno eletta. Altro che Filippo Facci e la patetica difesa delle auto (e sono automobilista pure io). A Milano vogliamo parlare di ogni angolo invaso dalle auto? Corso Sempione enorme parcheggio sulle radici degli alberi è normale? Qui si, provate a farlo a Parigi e ne riparliamo.
    Di Londra e del sindaco Boris Johnson ne riparliamo un'altra volta...

    RispondiElimina